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E RELAZIONI ESTERNE: Massimo Alterini
E-mail:
assotartufimugello@tiscali.it
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GLI
AMBIENTI TARTUFIGENI
ESTRATTO
DELLA PUBBLICAZIONE
“GLI
AMBIENTI TARTUFIGENI DEL MUGELLO”
Autori:
Paolo Gandi, Lorenzo Gardinin, Fabio Primavera
Pubblicato
da: COMUNITA' MONTANA MUGELLO (2005)

Gli
ambienti tartufigeni
Il
Mugello è un territorio con un paesaggio di grande pregio
e di grande bellezza che l'intensa attività agricola da
un lato, e l'attenzione e la sensibilità degli abitanti
dall'altro, hanno contribuito notevolmente a disegnare e a
mantenere. È costituito da un ampio bacino circondato dai
monti dell'Appennino Tosco-Emiliano, in cui si alternano rilievi
collinari e fondovalle. Originatasi in seguito a processi
tettonici che portarono nel Pliocene alla formazione di un vasto
bacino lacustre, la "conca" mugellana è
costituita prevalentemente da sedimenti fluviolacustri
interessati da almeno quattro fasi alterne di erosione e
deposizione che hanno conferito al paesaggio il suo aspetto
attuale. La valle pianeggiante creata dal fiume Sieve separa due
versanti asimmetrici rispetto al corso del fiume che risulta
spostato verso il margine del versante fiorentino, sia a causa
del sollevamento appenninico, sia per la spinta degli affluenti
di sinistra. I rilievi montani che bordano il bacino hanno quote
mai inferiori ai 300 m s.l.m.; la parte settentrionale è
caratterizzata da tre grandi vallate che confluiscono verso la
pianura romagnola secondo il corso dei fiumi Santerno, Senio e
Lamone, mentre nella parte orientale lo scenario assume un
carattere più decisamente montano, dominato dal monte
Falterona, il solo che supera i 1600 m s.l.m. Di tutta
l'estensione della montagna fiorentina, che supera i 1700 kmq,
l'area del Mugello occupa circa 590 kmq. Sotto l'aspetto
vegetazionale il Mugello appare come un'area largamente occupata
dalle coltivazioni, le quali spesso si sono spinte fino al
limite delle sponde fluviali, lasciando in corrispondenza di
queste le formazioni ripali - comunque importanti sotto il
profilo naturalistico e paesaggistico - generalmente costituite
da ontano nero, pioppo bianco e salice bianco. Tali specie sono
spesso accompagnate da sambuco, corniolo, sanguinella e
fusaggine e talvolta da specie quercine tra cui la roverella e
il cerro. Nelle aree caratterizzate da una certa xericità
dei suoli si ritrovano, oltre alla roverella, anche le conifere
del genere Pinus, tra cui pino nero e pino marittimo. Il
cipresso è presente solo in esemplari singoli all'interno
dei parchi o in alcune cipressete di limitata estensione. Per
quanto riguarda le formazioni boschive si succedono, a partire
dai bassi versanti montani, i castagneti a contatto con le
formazioni miste di carpino nero, cerro e roverella spesso
accompagnate da acero campestre, olmo e biancospino. Il faggio è
presente lungo tutto il crinale dalla Futa al Falterona;
generalmente governato a ceduo, negli ultimi decenni il bosco di
faggio è stato sottoposto a interventi selvicolturali
volti a convertire i popolamenti in fustaie. Le conifere
presenti nell'area del Mugello, tra cui abete bianco, abete
rosso e douglasia, sono tutte di impianto artificiale e
localizzate prevalentemente sul versante appenninico. Le aree
sommitali, quando non interessate da vegetazione arborea, sono
ricoperte da praterie di vario genere. Le caratteristiche
ambientali sopra descritte, unitamente a un clima
particolarmente idoneo, determinano, seguendo differenti vie,
quelle condizioni di umidità del suolo, sofficità
e ricchezza in carbonati che sono in generale i fattori ottimali
necessari per la fruttificazione dei tartufi. Ciò avviene
attraverso differenti processi e in differenti ambienti, di cui
se ne descrivono i principali caratteri nei paragrafi
successivi.
Le
tartufaie di tartufo bianco pregiato lungo i corsi d'acqua
La
maggior parte delle tartufaie di tartufo bianco presenti nella
conca del Mugello sono localizzate lungo i corsi d'acqua, in
particolare lungo la Sieve e lungo i suoi affluenti di sinistra
che scorrono in direzione nord-sud. Un tempo quasi tutti questi
fossi ospitavano dei siti tartufìgeni; oggi gli habitat
presenti intorno ad alcuni di essi sono stati pesantemente e
talvolta irrimediabilmente modifìcati. Le tartufaie
appartenenti a questa tipologia si localizzano nei numerosi
fondovalle presenti nell'articolato paesaggio mugellano; hanno
forma stretta e lunga poiché interessano la fascia di
vegetazione a cavallo dell'asta fluviale con una larghezza
variabile da pochi metri a qualche decina di metri. Lungo i
torrenti si crea un ambiente pedoclimatico particolare,
favorevole allo sviluppo e alla fruttifìcazione del
tartufo bianco (Tuber magnatum Pico); molto importante, infatti,
è l'equilibrio che si instaura fra le piante simbionti,
il suolo e il clima. La dinamica fluviale che si esplica
attraverso la deposizione caotica di sedimenti sabbioso-limosi è
la principale responsabile delle caratteristiche del suolo
necessarie alla crescita e fruttifìcazione del tartufo.
Il suolo è generalmente molto calcareo poiché, a
causa dei continui apporti alluvionali di natura calcarea, non
riesce ad evolversi e non può aver luogo la
decarbonatazione che è uno dei primi processi
pedogenetici. Inoltre tali apporti di materiale alluvionale
determinano la presenza di strati superficiali del terreno con
spiccata sofficità e aerazione a causa dei numerosi vuoti
che vi si formano. La presenza del corso d'acqua e la posizione
morfologica di impluvio rispetto ai versanti circostanti
garantiscono una sufficiente umidità del terreno anche
nei periodi siccitosi. Tali caratteristiche edafiche ricorrono
in gran parte delle tartufaie di tartufo bianco non solo del
Mugello, ma anche della Toscana. Le formazioni vegetali che
rappresentano l'ambiente ideale per la crescita del tartufo sono
le tipiche formazioni ripariali, ove per lo strato arboreo
spiccano il pioppo bianco (Populus alba), la farnia (Quercus
robur), il salice bianco (Salix alba) e per quello arbustivo
dominano il ligustro (Ligustrum vulgare), il biancospino
(Crataegus monogyna), il prugnolo selvatico (Prunus spinosa), il
rovo (Rubus ulmifòlius), il sanguinello (Cornus
sanguinea), l' edera (Hedera helix) e la fusaggine (Evonimus
europaeus). Questa ripologia di ambiente, con i suoi 293 ettari
censiti e delimitati, rappresenta il 55% delle tartufaie di
bianco censite.
Le
tartufaie di tartufo bianco delle scarpate
In
corrispondenza con l'alto corso degli affluenti di sinistra
della Sieve si ritrova, meno frequentemente, un'altra tipologia
di ambiente tanufigeno: quella dei versanti boscati. Più
precisamente trattasi di scarpate, cioè di aree di
raccordo fra le superfici terrazzate residuali e il fondovalle
attuale, originate dall'erosione dei torrenti a scapito dei
terrazzi antichi di vario ordine. Le scarpate d'erosione dei
terrazzi antichi sono molto eterogenee sia per quanto riguarda
l'estensione, la forma e la pendenza, a causa dei differenti
processi morfogenetici che le hanno generate, sia per la
differente natura dei depositi che costituiscono il terrazzo.
Alcune scarpate che ospitano gli ambienti tartufigeni, come la
parte alta del fosso delle Cale, hanno forma allungata e sono
presenti su entrambi i lati del fosso; altre, come per esempio
la tartufaia del Bagnolo, hanno invece una forma più
isodiametrica, poiché si sviluppano solo sul versante di
sinistra del fosso. In linea di massima possiamo dire che si
tratta di terreni molto scoscesi e impervi ove la pendenza media
è compresa fra il 40 e 1'80%. L'azione erosiva dei corsi
d'acqua determina in queste aree numerosi e continui fenomeni
erosivi, generali movimenti di massa, eventi franosi di crollo e
di scivolamento. Questo dinamismo crea localmente le condizioni
ideali per la crescita e la fruttificazione del tartufo bianco.
Infatti, grazie ai movimenti franosi che portano alla luce il
substrato calcareo, il suolo si arricchisce di carbonati; il
materiale terroso deposto in maniera caotica, dato che vi si
formano numerosi vuoti interconnessi, crea le condizioni ideali
di sofficità e aerazione superficiale; i movimenti
gravitativi inoltre sono all'origine della maggiore umidità
del terreno. Non a caso nelle scarpate si ritrovano talvolta
gruppi isolati di pioppi bianchi a testimoniare pedoambienti
maggiormente umidi, sciolti e drenanti. L'ambiente delle
scarpate è in generale costituito da depositi colluviali,
localmente più recenti e più stabilizzati, e da
affioramenti del substrato variamente alterato. La vegetazione è
costituita da boschi misti di cerro (Quercus cerris), roverella
(Quercus pubescens), rovere (Quercus petraea); localmente è
presente il pioppo bianco (Populalba), talvolta il pioppo
tremulo (Populus tremula); più sporadici il carpino nero
(Ostrya carpinifòlia), l'acero campestre (Acer
campestre), l'olmo campestre (Ulmus minor); per lo strato
arbustivo si segnala il biancospino (Crataegus monogyna), il
rovo (Rubus ulmifòlius), il sanguinello (Cornus
sanguinea), l'edera (Hedera helix) , la fusaggine
(Evonimeuropaeus), il ligustro (Ligustrum vulgare). Prevale il
governo a ceduo ma sono frequenti piante stramature e localmente
delle fustaie. Questa tipologia di ambiente, con i suoi 109
ettari censiti e delimitati, rappresenta il 20% delle tartufaie
di bianco censite.
Le
tartufaie di tartufo bianco di ambienti urbani
Le
tartufaie di tartufo bianco di ambienti urbani si trovano in
terreni antropizzati, quali le alberature stradali, il verde
pubblico, i giardini. È stato necessario creare questa
nuova categoria per classifica: una tipologia di tartufaie molto
particolari sia per quanto riguarda caratteristiche sia per
quanto riguarda i problemi che presentano. Le alberature
stradali, costituite in genere da filari di tiglio e grosse
farnie, possono essere in alcuni casi delle buone tartufaie.
Sono costituite da piante adulte, anche di notevoli dimensioni,
disposte generalmente su una fila a delimitare e ombreggiare la
carreggiata stradale. Le alberature stradali che producono
tartufo si trovano quasi sempre in prossimità di un
fossetto di raccolta delle acque che sembra giochi un ruolo
determinante nella formazione della tartufaia. Anche nei
giardini pubblici, per esempio sui bastioni di Borgo San Lorenzo
vi possono essere delle tartufaie; la specie simbionte, il
tiglio, sembra facilitare la realizzazione di quelle condizioni
pedoambientali indispensabili per la crescita del tartufo.
L'importanza di questa categoria è soprattutto di
carattere didattico e culturale, per l'ubicazione in luoghi
facilmente accessibili e molto frequentati. Questa tipologia di
ambiente, con i suoi 6 ettari censiti delimitati, rappresenta
solo l' l % delle tartufaie di bianco censite; si trova
prevalentemente nei centri urbani della conca mugellana.
Le
tartufaie di tartufo bianco dei versanti instabili
Ubicate
per la maggior parte nel territorio del comune di Firenzuola e
secondariamente in quello di Barberino di Mugello, le tartufaie
di tartufo bianco dei versanti instabili si trovano tipicamente
al margine dei boschi, in corrispondenza di pascoli più o
meno degradati. I versanti delle tartufaie sono associati spesso
ad accumuli di frana, frequentemente in prossimità di
falde sospese, corsi d'acqua temporanei, laghetti collinari. I
versanti hanno pendenza variabile, ma mai eccessiva (15-20%). Le
esposizioni sono prevalentemente settentrionali. Sono frequenti
le alternanze di marne e argilliti, tipiche della Formazione del
Complesso Caotico, che favoriscono il mantenimento di falde
sospese che aiutano, a loro volta, i movimenti gravitativi degli
strati superficiali di suolo. A tali fenomeni di soliflusso
spesso sono associate le tartufaie. All'azione dell'acqua si
aggiunge anche quella del gelo invernale che contribuisce
ulteriormente a determinare condizioni di instabilità
delle superfici tartufigene. Come già affermato, è
proprio a causa di questi meccanismi che si creano localmente le
condizioni ideali per la crescita e la fruttificazione del
tartufo bianco, poiché il suolo mantiene condizioni di
elevata sofficità e aerazione superficiale. L'ambiente
dei versanti instabili è in generale costituito da
depositi colluviali, localmente più recenti e più
stabilizzati, e da affioramenti del substrato variamente
alterato. La vegetazione è costituita da boschi misti di
cerro (Quercus cerris) e roverella (Quercus pubescens);
localmente è presente il pioppo bianco (Populus alba), il
salicone (Salix caprea), talvolta il pioppo tremulo (Populus
tremula); più sporadici il carpino nero (Ostrya
carpinifolia), l'acero campestre (Aca campestre), l'olmo
campestre (Ulmus minor). Per lo strato arbustivo si segnala il
nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus
monogyna), il ginepro (juniperus communis) - tipico nelle zone
che un tempo ospitavano i pascoli, il rovo (Rubus ulmifolius) ,
il sanguinello (Cornus sanguinea), l'edera (Redera helix) , la
fusaggine (Evonimus europaeus). Prevale il governo a ceduo, ma
sono frequenti piante mature isolate e localmente delle fustaie.
Questa tipologia di ambiente, con i suoi 122 ettari censiti e
delimitati, rappresenta il 23% delle tartufaie di bianco
censite.
Le
tartufaie di tartufo nero
Le
tartufaie di tartufo nero (Tuber aestivum Vitto e Tuber
uncinatum Chatin) sono localizzate in genere in ambienti
boschivi o al margine dei boschi in terreni agricoli o pascoli.
Sono state prese in considerazione, descritte e censite le
superfici a tartufaia più significative in termini di
estensione e quindi di produzione, tralasciando quelle troppo
circoscritte. Gli ambienti di maggiore produzione del Mugello
sono i Monti della Calvana, costituiti da calcari marnosi e
marne calcaree appartenenti alla formazione dell'Alberese e
secondariamente i crinali dell'Appennino,costituiti da siltiti e
marne siltose della formazione Marnoso Arenacea e del Macigno
del Mugello. In entrambi gli ambienti, in generale, i suoli sono
generalmente poco profondi e sempre ben drenati, presentano
tessitura variabile, comunque con buon tenore di argilla e
abbondante presenza di scheletro calcareo. I suoli sono quasi
sempre molto calcarei a eccezione di orizzonti superficiali che
possono essere decarbonatati. Le morfologie più diffuse
sono i versanti di media pendenza e generalmente i siti si
localizzano nella parte mediana di questi, tra 400 e 1000 metri
di altitudine, in esposizioni molto variabili. Le specie
simbionti più frequenti sono la roverella (Quercus
pubescens), il cerro (Quercus cerris), il carpino nero (Ostrya
carpinifolia); è presente anche il leccio (Quercus ilex)
alle quote inferiori. Le tartufaie di tartufo scorzone
presentano tutte una superficie piuttosto estesa con una fitta
serie di incisioni longitudinali dove, in conseguenza della
pendenza (sempre oltre il 25%) e della presenza di impluvi e di
corsi d'acqua saltuari, si crea una superficie estremamente
articolata in cui si alternano scarpate in erosione e aree di
accumulo. È al raccordo tra le due forme che il Tuber
aestivum trova il suo ambiente di elezione. In particolare nei
comuni di Palazzuolo e Marradi, secondo le indicazioni dei
tartufai locali, nella totalità dei casi la migliore
produzione, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo,
si concentra nella parte di bosco che confina con i castagneti.
Negli ambienti di crescita del tartufo nero il ruolo giocato dal
bestiame nel contenimento della vegetazione erbacea e arbustiva
sembra decisivo per lo sviluppo dei carpofori, in quanto nelle
aree abbandonate dagli animali si assiste a un progressivo
decremento di produzione man mano che si accresce il cespuglieto
secondario. La vegetazione è costituita da boschi misti
di cerro (Quercus cerris). roverella (Quercus pubescens) e
carpino nero (Ostrya carpinifòlia), con presenza
occasionale di acero campestre (Acer campestre) e olmo campestre
(Ulmus minor); per lo strato arbustivo si segnala il nocciolo
(Corylus avellana) per le stazioni più fresche, il
sanguinello (Cornu.sanguinea), il rovo (Rubus ulmifòlius),
l'edera (Hedera helix), illigustro (Ligustrum vulgare). Prevale
il governo a ceduo, ma sono frequenti piante stramature e
localmente delle fustaie. Le tartufaie di nero sono ubicate in
territori montani e coprono circa 1865 ettari.
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