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GLI AMBIENTI TARTUFIGENI

ESTRATTO DELLA PUBBLICAZIONE

GLI AMBIENTI TARTUFIGENI DEL MUGELLO”

Autori: Paolo Gandi, Lorenzo Gardinin, Fabio Primavera

Pubblicato da: COMUNITA' MONTANA MUGELLO (2005)


 

Descrizione: C:\Users\atm\Desktop\index 2ag. marzo 2012 .htlm\cmm.jpg


 


 


 


 

Gli ambienti tartufigeni


 

Descrizione: C:\Users\atm\Desktop\index 2ag. marzo 2012 .htlm\panorama.jpgIl Mugello è un territorio con un paesaggio di grande pregio e di grande bellezza che l'intensa attività agricola da un lato, e l'attenzione e la sensibilità degli abitanti dall'altro, hanno contribuito notevolmente a disegnare e a mantenere. È costituito da un ampio bacino circondato dai monti dell'Appennino Tosco-Emiliano, in cui si alternano rilievi collinari e fondovalle. Originatasi in seguito a processi tettonici che portarono nel Pliocene alla formazione di un vasto bacino lacustre, la "conca" mugellana è costituita prevalentemente da sedimenti fluviolacustri interessati da almeno quattro fasi alterne di erosione e deposizione che hanno conferito al paesaggio il suo aspetto attuale. La valle pianeggiante creata dal fiume Sieve separa due versanti asimmetrici rispetto al corso del fiume che risulta spostato verso il margine del versante fiorentino, sia a causa del sollevamento appenninico, sia per la spinta degli affluenti di sinistra. I rilievi montani che bordano il bacino hanno quote mai inferiori ai 300 m s.l.m.; la parte settentrionale è caratterizzata da tre grandi vallate che confluiscono verso la pianura romagnola secondo il corso dei fiumi Santerno, Senio e Lamone, mentre nella parte orientale lo scenario assume un carattere più decisamente montano, dominato dal monte Falterona, il solo che supera i 1600 m s.l.m. Di tutta l'estensione della montagna fiorentina, che supera i 1700 kmq, l'area del Mugello occupa circa 590 kmq. Sotto l'aspetto vegetazionale il Mugello appare come un'area largamente occupata dalle coltivazioni, le quali spesso si sono spinte fino al limite delle sponde fluviali, lasciando in corrispondenza di queste le formazioni ripali - comunque importanti sotto il profilo naturalistico e paesaggistico - generalmente costituite da ontano nero, pioppo bianco e salice bianco. Tali specie sono spesso accompagnate da sambuco, corniolo, sanguinella e fusaggine e talvolta da specie quercine tra cui la roverella e il cerro. Nelle aree caratterizzate da una certa xericità dei suoli si ritrovano, oltre alla roverella, anche le conifere del genere Pinus, tra cui pino nero e pino marittimo. Il cipresso è presente solo in esemplari singoli all'interno dei parchi o in alcune cipressete di limitata estensione. Per quanto riguarda le formazioni boschive si succedono, a partire dai bassi versanti montani, i castagneti a contatto con le formazioni miste di carpino nero, cerro e roverella spesso accompagnate da acero campestre, olmo e biancospino. Il faggio è presente lungo tutto il crinale dalla Futa al Falterona; generalmente governato a ceduo, negli ultimi decenni il bosco di faggio è stato sottoposto a interventi selvicolturali volti a convertire i popolamenti in fustaie. Le conifere presenti nell'area del Mugello, tra cui abete bianco, abete rosso e douglasia, sono tutte di impianto artificiale e localizzate prevalentemente sul versante appenninico. Le aree sommitali, quando non interessate da vegetazione arborea, sono ricoperte da praterie di vario genere. Le caratteristiche ambientali sopra descritte, unitamente a un clima particolarmente idoneo, determinano, seguendo differenti vie, quelle condizioni di umidità del suolo, sofficità e ricchezza in carbonati che sono in generale i fattori ottimali necessari per la fruttificazione dei tartufi. Ciò avviene attraverso differenti processi e in differenti ambienti, di cui se ne descrivono i principali caratteri nei paragrafi successivi.


 


 

Le tartufaie di tartufo bianco pregiato lungo i corsi d'acqua


 

Descrizione: C:\Users\atm\Desktop\index 2ag. marzo 2012 .htlm\1181143670637_fondovalle.jpgLa maggior parte delle tartufaie di tartufo bianco presenti nella conca del Mugello sono localizzate lungo i corsi d'acqua, in particolare lungo la Sieve e lungo i suoi affluenti di sinistra che scorrono in direzione nord-sud. Un tempo quasi tutti questi fossi ospitavano dei siti tartufìgeni; oggi gli habitat presenti intorno ad alcuni di essi sono stati pesantemente e talvolta irrimediabilmente modifìcati. Le tartufaie appartenenti a questa tipologia si localizzano nei numerosi fondovalle presenti nell'articolato paesaggio mugellano; hanno forma stretta e lunga poiché interessano la fascia di vegetazione a cavallo dell'asta fluviale con una larghezza variabile da pochi metri a qualche decina di metri. Lungo i torrenti si crea un ambiente pedoclimatico particolare, favorevole allo sviluppo e alla fruttifìcazione del tartufo bianco (Tuber magnatum Pico); molto importante, infatti, è l'equilibrio che si instaura fra le piante simbionti, il suolo e il clima. La dinamica fluviale che si esplica attraverso la deposizione caotica di sedimenti sabbioso-limosi è la principale responsabile delle caratteristiche del suolo necessarie alla crescita e fruttifìcazione del tartufo. Il suolo è generalmente molto calcareo poiché, a causa dei continui apporti alluvionali di natura calcarea, non riesce ad evolversi e non può aver luogo la decarbonatazione che è uno dei primi processi pedogenetici. Inoltre tali apporti di materiale alluvionale determinano la presenza di strati superficiali del terreno con spiccata sofficità e aerazione a causa dei numerosi vuoti che vi si formano. La presenza del corso d'acqua e la posizione morfologica di impluvio rispetto ai versanti circostanti garantiscono una sufficiente umidità del terreno anche nei periodi siccitosi. Tali caratteristiche edafiche ricorrono in gran parte delle tartufaie di tartufo bianco non solo del Mugello, ma anche della Toscana. Le formazioni vegetali che rappresentano l'ambiente ideale per la crescita del tartufo sono le tipiche formazioni ripariali, ove per lo strato arboreo spiccano il pioppo bianco (Populus alba), la farnia (Quercus robur), il salice bianco (Salix alba) e per quello arbustivo dominano il ligustro (Ligustrum vulgare), il biancospino (Crataegus monogyna), il prugnolo selvatico (Prunus spinosa), il rovo (Rubus ulmifòlius), il sanguinello (Cornus sanguinea), l' edera (Hedera helix) e la fusaggine (Evonimus europaeus). Questa ripologia di ambiente, con i suoi 293 ettari censiti e delimitati, rappresenta il 55% delle tartufaie di bianco censite.


 


 

Le tartufaie di tartufo bianco delle scarpate


 

Descrizione: C:\Users\atm\Desktop\index 2ag. marzo 2012 .htlm\cascateJamaica.jpgIn corrispondenza con l'alto corso degli affluenti di sinistra della Sieve si ritrova, meno frequentemente, un'altra tipologia di ambiente tanufigeno: quella dei versanti boscati. Più precisamente trattasi di scarpate, cioè di aree di raccordo fra le superfici terrazzate residuali e il fondovalle attuale, originate dall'erosione dei torrenti a scapito dei terrazzi antichi di vario ordine. Le scarpate d'erosione dei terrazzi antichi sono molto eterogenee sia per quanto riguarda l'estensione, la forma e la pendenza, a causa dei differenti processi morfogenetici che le hanno generate, sia per la differente natura dei depositi che costituiscono il terrazzo. Alcune scarpate che ospitano gli ambienti tartufigeni, come la parte alta del fosso delle Cale, hanno forma allungata e sono presenti su entrambi i lati del fosso; altre, come per esempio la tartufaia del Bagnolo, hanno invece una forma più isodiametrica, poiché si sviluppano solo sul versante di sinistra del fosso. In linea di massima possiamo dire che si tratta di terreni molto scoscesi e impervi ove la pendenza media è compresa fra il 40 e 1'80%. L'azione erosiva dei corsi d'acqua determina in queste aree numerosi e continui fenomeni erosivi, generali movimenti di massa, eventi franosi di crollo e di scivolamento. Questo dinamismo crea localmente le condizioni ideali per la crescita e la fruttificazione del tartufo bianco. Infatti, grazie ai movimenti franosi che portano alla luce il substrato calcareo, il suolo si arricchisce di carbonati; il materiale terroso deposto in maniera caotica, dato che vi si formano numerosi vuoti interconnessi, crea le condizioni ideali di sofficità e aerazione superficiale; i movimenti gravitativi inoltre sono all'origine della maggiore umidità del terreno. Non a caso nelle scarpate si ritrovano talvolta gruppi isolati di pioppi bianchi a testimoniare pedoambienti maggiormente umidi, sciolti e drenanti. L'ambiente delle scarpate è in generale costituito da depositi colluviali, localmente più recenti e più stabilizzati, e da affioramenti del substrato variamente alterato. La vegetazione è costituita da boschi misti di cerro (Quercus cerris), roverella (Quercus pubescens), rovere (Quercus petraea); localmente è presente il pioppo bianco (Populalba), talvolta il pioppo tremulo (Populus tremula); più sporadici il carpino nero (Ostrya carpinifòlia), l'acero campestre (Acer campestre), l'olmo campestre (Ulmus minor); per lo strato arbustivo si segnala il biancospino (Crataegus monogyna), il rovo (Rubus ulmifòlius), il sanguinello (Cornus sanguinea), l'edera (Hedera helix) , la fusaggine (Evonimeuropaeus), il ligustro (Ligustrum vulgare). Prevale il governo a ceduo ma sono frequenti piante stramature e localmente delle fustaie. Questa tipologia di ambiente, con i suoi 109 ettari censiti e delimitati, rappresenta il 20% delle tartufaie di bianco censite.


 


 

Le tartufaie di tartufo bianco di ambienti urbani


 

Descrizione: C:\Users\atm\Desktop\index 2ag. marzo 2012 .htlm\Senza nome.bmpLe tartufaie di tartufo bianco di ambienti urbani si trovano in terreni antropizzati, quali le alberature stradali, il verde pubblico, i giardini. È stato necessario creare questa nuova categoria per classifica: una tipologia di tartufaie molto particolari sia per quanto riguarda caratteristiche sia per quanto riguarda i problemi che presentano. Le alberature stradali, costituite in genere da filari di tiglio e grosse farnie, possono essere in alcuni casi delle buone tartufaie. Sono costituite da piante adulte, anche di notevoli dimensioni, disposte generalmente su una fila a delimitare e ombreggiare la carreggiata stradale. Le alberature stradali che producono tartufo si trovano quasi sempre in prossimità di un fossetto di raccolta delle acque che sembra giochi un ruolo determinante nella formazione della tartufaia. Anche nei giardini pubblici, per esempio sui bastioni di Borgo San Lorenzo vi possono essere delle tartufaie; la specie simbionte, il tiglio, sembra facilitare la realizzazione di quelle condizioni pedoambientali indispensabili per la crescita del tartufo. L'importanza di questa categoria è soprattutto di carattere didattico e culturale, per l'ubicazione in luoghi facilmente accessibili e molto frequentati. Questa tipologia di ambiente, con i suoi 6 ettari censiti delimitati, rappresenta solo l' l % delle tartufaie di bianco censite; si trova prevalentemente nei centri urbani della conca mugellana.


 


 

Le tartufaie di tartufo bianco dei versanti instabili


 

Descrizione: C:\Users\atm\Desktop\index 2ag. marzo 2012 .htlm\guardia.jpgUbicate per la maggior parte nel territorio del comune di Firenzuola e secondariamente in quello di Barberino di Mugello, le tartufaie di tartufo bianco dei versanti instabili si trovano tipicamente al margine dei boschi, in corrispondenza di pascoli più o meno degradati. I versanti delle tartufaie sono associati spesso ad accumuli di frana, frequentemente in prossimità di falde sospese, corsi d'acqua temporanei, laghetti collinari. I versanti hanno pendenza variabile, ma mai eccessiva (15-20%). Le esposizioni sono prevalentemente settentrionali. Sono frequenti le alternanze di marne e argilliti, tipiche della Formazione del Complesso Caotico, che favoriscono il mantenimento di falde sospese che aiutano, a loro volta, i movimenti gravitativi degli strati superficiali di suolo. A tali fenomeni di soliflusso spesso sono associate le tartufaie. All'azione dell'acqua si aggiunge anche quella del gelo invernale che contribuisce ulteriormente a determinare condizioni di instabilità delle superfici tartufigene. Come già affermato, è proprio a causa di questi meccanismi che si creano localmente le condizioni ideali per la crescita e la fruttificazione del tartufo bianco, poiché il suolo mantiene condizioni di elevata sofficità e aerazione superficiale. L'ambiente dei versanti instabili è in generale costituito da depositi colluviali, localmente più recenti e più stabilizzati, e da affioramenti del substrato variamente alterato. La vegetazione è costituita da boschi misti di cerro (Quercus cerris) e roverella (Quercus pubescens); localmente è presente il pioppo bianco (Populus alba), il salicone (Salix caprea), talvolta il pioppo tremulo (Populus tremula); più sporadici il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l'acero campestre (Aca campestre), l'olmo campestre (Ulmus minor). Per lo strato arbustivo si segnala il nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus monogyna), il ginepro (juniperus communis) - tipico nelle zone che un tempo ospitavano i pascoli, il rovo (Rubus ulmifolius) , il sanguinello (Cornus sanguinea), l'edera (Redera helix) , la fusaggine (Evonimus europaeus). Prevale il governo a ceduo, ma sono frequenti piante mature isolate e localmente delle fustaie. Questa tipologia di ambiente, con i suoi 122 ettari censiti e delimitati, rappresenta il 23% delle tartufaie di bianco censite.


 


 

Le tartufaie di tartufo nero


 

Descrizione: C:\Users\atm\Desktop\index 2ag. marzo 2012 .htlm\Tartufaia%20di%20nero%201.jpgLe tartufaie di tartufo nero (Tuber aestivum Vitto e Tuber uncinatum Chatin) sono localizzate in genere in ambienti boschivi o al margine dei boschi in terreni agricoli o pascoli. Sono state prese in considerazione, descritte e censite le superfici a tartufaia più significative in termini di estensione e quindi di produzione, tralasciando quelle troppo circoscritte. Gli ambienti di maggiore produzione del Mugello sono i Monti della Calvana, costituiti da calcari marnosi e marne calcaree appartenenti alla formazione dell'Alberese e secondariamente i crinali dell'Appennino,costituiti da siltiti e marne siltose della formazione Marnoso Arenacea e del Macigno del Mugello. In entrambi gli ambienti, in generale, i suoli sono generalmente poco profondi e sempre ben drenati, presentano tessitura variabile, comunque con buon tenore di argilla e abbondante presenza di scheletro calcareo. I suoli sono quasi sempre molto calcarei a eccezione di orizzonti superficiali che possono essere decarbonatati. Le morfologie più diffuse sono i versanti di media pendenza e generalmente i siti si localizzano nella parte mediana di questi, tra 400 e 1000 metri di altitudine, in esposizioni molto variabili. Le specie simbionti più frequenti sono la roverella (Quercus pubescens), il cerro (Quercus cerris), il carpino nero (Ostrya carpinifolia); è presente anche il leccio (Quercus ilex) alle quote inferiori. Le tartufaie di tartufo scorzone presentano tutte una superficie piuttosto estesa con una fitta serie di incisioni longitudinali dove, in conseguenza della pendenza (sempre oltre il 25%) e della presenza di impluvi e di corsi d'acqua saltuari, si crea una superficie estremamente articolata in cui si alternano scarpate in erosione e aree di accumulo. È al raccordo tra le due forme che il Tuber aestivum trova il suo ambiente di elezione. In particolare nei comuni di Palazzuolo e Marradi, secondo le indicazioni dei tartufai locali, nella totalità dei casi la migliore produzione, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, si concentra nella parte di bosco che confina con i castagneti. Negli ambienti di crescita del tartufo nero il ruolo giocato dal bestiame nel contenimento della vegetazione erbacea e arbustiva sembra decisivo per lo sviluppo dei carpofori, in quanto nelle aree abbandonate dagli animali si assiste a un progressivo decremento di produzione man mano che si accresce il cespuglieto secondario. La vegetazione è costituita da boschi misti di cerro (Quercus cerris). roverella (Quercus pubescens) e carpino nero (Ostrya carpinifòlia), con presenza occasionale di acero campestre (Acer campestre) e olmo campestre (Ulmus minor); per lo strato arbustivo si segnala il nocciolo (Corylus avellana) per le stazioni più fresche, il sanguinello (Cornu.sanguinea), il rovo (Rubus ulmifòlius), l'edera (Hedera helix), illigustro (Ligustrum vulgare). Prevale il governo a ceduo, ma sono frequenti piante stramature e localmente delle fustaie. Le tartufaie di nero sono ubicate in territori montani e coprono circa 1865 ettari.


 


 


 



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